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Sartorialità e Made in Italy, un connubio che salverà l’Italia del comparto moda

di Anna Lisa Zitti
24-07-2020

In un’Italia alle prese con il ritrovamento della propria identità in Europa e nel mondo,soprattutto considerando il Covid-19 e le conseguenze che stiamo avendo, si ha bisogno di una svolta e di prendere in mano la situazione, concentrando le energie sulla salvaguardia di una certa produttività, soprattutto nel comparto Moda.

Sistema Moda Italia (SMI) ha fatto presente che il ricambio generazionale e un numero insufficiente di iscritti agli istituti tecnici, mettono a rischio il settore.

Una ricerca di Unioncamere e Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) sottolinea che le 30 professioni più difficili da reperire sono quelle degli addetti ai macchinari per confezionamento di abbigliamento in stoffa e le figure di sarti e modellisti. Il problema è che questi mestieri, si è smesso di tramandarli come patrimonio di una cultura, quella della sartorialità,che si tramandava da decenni e  che ha fatto dell’Italia una roccaforte del sistema moda nel mondo.

Anche la delocalizzazione della produttività per il settore tessile, che dura ormai da decenni, ha giocato un ruolo importante sulla perdita di certe figure fondamentali per una produzione di tipo sartoriale.

Oggi però una consapevolezza comune verso l’argomento, tende a riportare in patria il ciclo produttivo però, la carenza di maestranze diventa un problema di non poco conto.

C’è bisogno di riportare i giovani dentro al ciclo produttivo, facendo riscoprire la bellezza della creazione di un abito che parte dalla progettualità su carta, fino alla produzione dell’abito finito e immesso sul mercato. Le figure che servono fortemente al ciclo produttivo sono: modellisti, sarti e maestri di moda.

Scuola di alta sartorialità Fiorella Ciaboco

Fiorella Ciaboco, che ha fatto della sua passione il suo mestiere, da anni si batte per la difesa del made in Italy creando addirittura un hashtag di riferimento: #difendiamoilmadeinitaly, e per la difesa di un mestiere che sta scomparendo, ha creato la sua Scuola di Alta Sartoria con sedi a Jesi (dove si trova il laboratorio produttivo) e Milano, che è la parte relazionale e commerciale.

Una scuola molto particolare, dove le maestranze si mettono completamente a disposizione di ragazze e ragazzi che vogliono imparare il “mestiere”. Un’idea fissa quella della sarta d'alta moda (lei ci tiene molto ad essere definita "sarta") Fiorella Ciaboco: ricreare un ciclo produttivo formato da ragazze e ragazzi che amano profondamente mettersi in gioco e diventare “artigiani della moda”.

La Scuola si divide in due location, quella di Jesi, dove si trova il cuore pulsante della scuola e dove i ragazzi possono imparare l’arte della produzione di un capo su misura partendo dal modello cartaceo, al taglio delle stoffe, alla cucitura a mano o a macchina, al ricamo su stoffe pregiate fino al confezionamento completo dell’abito.

La Scuola è convenzionata anche con Ostelli, e location che possono ospitare i ragazzi durante tutta la frequenza dei Corsi.

A Milano, dove ha sede la showroom, è possibile frequentare corsi individuali o max due persone, rispettando quelle che sono le norme del Ministero della Sanità sull’argomento Covid e sul distanziamento sociale.

I Corsi partono da un livello base, o avanzato, e vengono tenuti durante tutto l’arco dell’anno.

Le materie: Fashion Design, Modellistica sartoriale, Sartoria professionale, Fashion Brand Management (Marketing, Merceologia, Studio e analisi dei Tessuti). Il corpo docente è composto da personale qualificato con oltre 20 anni di esperienza.

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Anna Lisa Zitti

press@edwardcommunication.com

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